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E' da tempo che volevo scrivere un piccolo diario, dove raccogliere appunti, commenti, riflessioni e altro, insomma tutto quello comporta la mia attività musicale, aperto a tutti coloro che mi seguono e visitano il mio sito.
concerti esperienze incontri interviste
Luglio
14 - Festival Blues a Linarolo (PV)
16 - Estate in Musica presso "Il Barbarossa" a Melegnano (MI)
29 - Finerock Blues Festival a Finero (VB)
Agosto
10 - Subiaco Rock-Blues Festival a Subiaco (Roma)
11 - Blues In Piazza a Omegna (VB)

Joe , Joe Colombo, Terry Evans
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giovedì, 29 giugno 2006
Intervista di Gianluca Tomasella ...
Dopo aver sentito degli mp3 di Joe e aver apprezzato moltissimo il suo modo di fare musica, già memore della sua fama di chitarrista blues, ho deciso di farci due chiacchiere e di svelarvi un po' di cose di questo chitarrista italiano dall'animo Texano. Lui molto gentilmente ci ha permesso di pubblicare questa bella intervista. Un caloroso saluto e...grazie Joe!
Inizio subito con la prima domanda, che potrebbe essere un po’ retorica, ma ci puo’ far capire molte cose: cosa ne pensi del panorama musicale odierno? Ovvero, cosa ne pensi delle nuove produzioni e generi musicali che vanno delineandosi? Mi sembra che ultimamente la buona musica abiti molto lontano. Per ascoltare buona musica bisogna in qualsiasi genere andare un po’ indietro. Ecco perché gli anni 60/70/80 sono rimasti molto importanti anche ai giorni nostri.
Non ti sembra che i ragazzi di oggi mettano meno passione in quello che fanno? Che la musica odierna sia un po’ carente di contenuti e che non ci sia piu’ la costanza e la dedizione per un traguardo così importante come la musica? La nostra generazione ha avuto una grande fortuna che purtroppo i giovani d’oggi non hanno. La grande musica degli anni 60/70 appartiene alla storia perché è stata importante sia da un punto di vista sociale che musicale. Come possono i giovani avere una grande passione per la musica se non hanno dei grandi artisti come punto di riferimento?
Quanto è importante (secondo te) la tecnica per un musicista? E’ giusto sposarla? E’ giusto esserne dipendenti? O vale ancora la regola delle “tre note fatte bene”? La tecnica è molto importante per una buona e giusta esecuzione di un brano, ma non è essenziale per un musicista. E’ chiaro che per diventare un buon chitarrista ci vuole anche la tecnica, oltre chiaramente al feeling, al gusto , al tocco e ad una buona cultura musicale.
Cosa suggeriresti ad una persona che volesse intraprendere la professione di musicista? Quali consigli gli daresti? Essere un vero musicista non vuol dire essere professionista, cioè vivere solo con i guadagni della musica. Bisogna avere tanta passione, tenacia e onestà con se stessi per essere un vero musicista!!.
Che peso ha il blues ai giorni nostri? Può ancora emozionare schiere di persone? Avrà un seguito musicale, una sua evoluzione e maturazione? Potrà spingersi oltre le barriere della tecnica verso qualcosa di più virtuoso come è successo al rock? Il blues con Hendrix, Vaughan e tutti i gruppi degli anni 70 ha avuto già una sua grande evoluzione. Al momento è fermo perché ci sono solo bravi interpreti ma non così geniali da rinnovare e evolvere il blues. Il Blues è ancora molto seguito in America. In Europa la cosa cambia anche se ci sono importanti festival blues e tantissimi locali , dove si suona rock-blues. Sbaglia chi parla di Blues come di qualcosa di trascendentale, perché si rifà ai grandi classici dei bluesmen neri, perché rende la musica blues musica di elite e questo non va assolutamente bene..
Cosa consiglieresti di ascoltare a chi stesse cercando del buon blues? Stevie Ray Vaughan? Forse Eric Johnson? Entrambi direi, ma chi si vuole avvicinare al blues con l’ascolto non ha altro che ascoltare tutti i bluesman del passato e i grandi chitarristi , che in questi anni dico dal 60 al 2000 , hanno realizzato ottimi album. Da Hendrix a Stevie, Da Satriani, a Vai, Da Johnny Winter a Eric Johnson.Questo lo dico chiaramente a chi sta a cuore la chitarra.
Cosa ne pensi di Robben Ford? Che peso ha avuto nel blues? Un grande chitarrista,con tecnica, feeling e tanto blues.
Cosa ti hanno dato Vaughan e Hendrix, quale forza sono riusciti ad infonderti? Perché proprio loro e non i più classici tipo Albert King? Chiaramente sia Vaughan e Hendrix sono molto vicino alla mia generazione, anzi sono i riferimenti più importanti per chi ha nel cuore il rock-blues. Essi come tanti altri hanno reso la chitarra lo strumento più espressivo dello scorso secolo. A Stevie va il merito di aver avvicinato i giovani specialmente negli ultimi anni al Blues.
Parlando di improvvisazione, pensi sia utile improvvisare usando un sistema modale, ovvero con i modi (ionico, piuttosto che dorico, frigio, lidio, etc) ? Quando si improvvisa specialmente nel blues ,vuol dire fare jam session e quindi l’interpretazione, il feeling, le atmosfere sono l’essenza della stessa improvvisazione. Quindi pentatoniche a manetta!
Che ne pensi del binomio blues e jazz? Sei solito mischiare i due generi? Non pensi che siano un’accoppiata vincente? Beh chi riesce a farlo può essere evidentemente un vincente, ma attualmente si va sempre parlando di buona musica verso un genere direi totale se non globale, anche se le esperienze in questo senso sono al momento poche, in particolare da parte dei chitarristi.
CURIOSITA’: Quale strumentazione usa Joe Valeriano? Processori o pedalini? Rack o combo? Come amplificatore uso un Lab series 9 della gibson (transistor) è un amplificatore veramente ottimo dato che dopo i suoi trent’anni suona benissimo,non a caso B.B. King lo ha spesso usato, bluesman come Tom Principato e Otis Grand lo volevano acquistare da me: il Lab. Come pedalini uso un wha wha della Vox o Dunlop, delay Boss e distorsore giallo boss. Chitarre ne ho ben 25, tra Strato e Gibson, ma quelle che preferisco è una squier del 79 disegnata a mano da un grande pittore famoso belga Guy De Long e una strato del 70 ,bianca con un’immagine di Hendrix.
Cosa ti manca dei vecchi tempi? Intendo dire gli anni 70… Che atmosfera si respirava? Perché ancora oggi sono rimasti dannatamente magici? Come li hai vissuti? La voglia di cambiare il mondo.Con Dylan, Hendrix, The Doors, I Rolling Stones, Beatles…… il mondo è veramente cambiato . Gli ideali di pace , amore e fratellanza tra gli uomini erano comuni a tutti i giovani di questo mondo.In particolare a chi come me ascoltava tanta musica..
Quali sono stati i momenti difficili della tua carriera di musicista? Sin da bambino ho avuto la fortuna di avere la grande passione per la musica e per la chitarra. Ho iniziato a suonare tra i banchi di scuola durante le occupazioni e sono andato avanti senza fermarmi. Devo dire che negli anni il successo popolare che non mi arrivava , non mi ha sfiancato. Mi ritrovo ora a quasi cinquant’anni a percorrere strade sempre più difficili ma molto intense e gratificanti. Proprio in quest’anno ho partecipato a ben quattro festival Blues importanti e non dimenticherò mai quando a Bellinzona festival ho suonato prima di Gary Moore e B.B.King.
Parlaci di Parmatown, il tuo nuovo cd… Dopo il Live che ho prodotto nel 2001, avevo bisogno di registrare in studio e in collaborazione con un grande cantante americano Dante Boccuzzi ho realizzato questo album. Dante ha scritto le parole e io ho composto col suo aiuto le musiche. Il nuovo album contiene dieci canzoni rock , e’ l’album più americano che si sia mai prodotto in Italia.
Luca Tomasella
scritto da joevaleriano
14:55 / p-link / interviste / commenti
giovedì, 29 giugno 2006
Intervista - Joe Valeriano: “un’emozione stupenda suonare a Molfetta!” ...
Abbiamo sentito il grande chitarrista blues Joe Valeriano subito dopo il concerto dell’Odeon, ci ha raccontato le sue sensazioni e i suoi stati d’animo, con grande disponibilità e sincerità.
Joe, cosa si prova a suonare nella tua città? Suonare dopo tanto tempo nel teatro Odeon, nella propria città, davanti agli amici ,ai parenti (tra i quali mia madre novantenne) ed a tante altre persone che erano venute ad ascoltarmi, è stato molto emozionante, anche se è stato faticoso e dispendioso organizzare il concerto.
Ti aspettavi un'accoglienza diversa? E' stata veramente un'accoglienza fantastica, anche se mancava al concerto una parte di giovani molfettesi che avrei incontrato volentieri. Quando suono nei festival o club musicali, sono proprio i giovani che affluiscono ai miei concerti. Molti di loro vogliono imparare da musicisti come me alcuni segreti che solo l'esperienza, la grande passione e il sacrificio per la musica possono dare. Tanti ragazzi di Molfetta non hanno purtroppo colto questa occasione, parlo in particolare dei ragazzi che fanno musica. La musica il più delle volte è vissuta come un hobby, un qualcosa in più da fare. Non si è, salvo alcuni casi, totalmente dediti alla musica e quindi attenti a tutto quello che si propone.
Cosa pensi dell'attenzione della classe dirigente nei confronti della cultura, visto che la tua musica, la tua arte è cultura? Non conosco molto bene la classe dirigente di Molfetta e quindi non mi pronuncio, posso solo dire per il mio caso, che dopo aver segnalato più volte il mio desiderio di suonare a Molfetta non ho avuto alcun cenno (ho personalmente scritto due e-mail al Sig. Sindaco), purtroppo questa estate (ho trascorso alcuni giorni di vacanza) ho assistito ad una programmazione musicale molto scadente. Sono lontanissimi gli anni in cui a Mofettta arrivava gente come Dizzie Gillespie, Bill Evans, Danny Richmond, contrabbassista di Charles Mingus, (conservo gelosamente un suo autografo), Stan Getz, Art Bekley e tanti altri. Salvo questo grande momento magico del passato ormai remoto, non ho riscontrato nelle diverse amministrazioni comunali che hanno governato la nostra città, un vivo interesse e particolare attenzione ad una programmazione musicale di buon livello (ma questo è ormai del tutto normale nell'Italia del Grande Fratello).
I tuoi idoli sono Hendrix e Stevie Ray Vaughan. Parlaci delle emozioni che si provano a suonare le loro canzoni. Ho conosciuto la musica di Jimi Hendrix ascoltandola a sedici anni dal Jukebox della gelateria Cipriani in villa. E' una grande emozione per me essere considerato come uno dei migliori chitarristi italiani che interpretano Jimi Hendrix e da tanti come il migliore interprete blues di Stevie Ray Vaughan. E' la musica che adoro di più.
Ti abbiamo visto formare una sola anima con la tua chitarra. In quei momenti di trance la mano va in automatico, in delirio? A dodici anni ho avuto la mia prima chitarra e dopo alcuni giorni senza maestro ero capace di suonare alcuni brani dei Beatles. Ho capito che avevo ricevuto un dono ed ho sempre fatto in modo di non sciuparlo. Dedico quindi alla musica gran parte del mio tempo.
Hanno suonato con te Rino e Giovanni, strumentisti di Caparezza. La nostra città produce ancora musicisti di qualità, ma mancano gli spazi. Che ne pensi? Avevo tanta voglia di conoscere Caparezza e la sua Band di persona; erano a Milano al Palamazda e io ho contattato Rino per poterli incontrare. Sono stato accolto da "Michele" e dalla sua Band in un modo così cordiale e rispettoso che difficilmente potrò dimenticarlo. Il loro successo è meritatissimo e io sono fiero come molfettese di essere loro concittadino. Ritornando al concerto, ho incontrato Rino e Giovanni a Molfetta e loro mi hanno invitato nella loro "cantina" a suonare un po', cosa che mi ha fatto molto piacere. Dopo aver suonato ho detto loro che avevo intenzione di organizzare un concerto e si è deciso fi farlo insieme. Sono stati veramente grandi a creare le giuste atmosfere blues, con ritmiche e dinamiche ad alto livello. Suonare con Caparezza non è un gioco. Per quanto riguarda la nostra città ho visto con piacere che ci sono tanti giovani e meno giovani che suonano, ma ho l'impressione, spero sbagliata, che la musica, come dicevo prima, sia per la maggior parte di loro un optional o un atteggiarsi, una moda, insomma un buon perditempo. Talvolta mi sembra che parlino di musica alla stessa maniera dei tifosi sportivi che parlano e sparlano di calcio e di calciatori. Penso che la mancanza di grandi concerti al sud o in provincia contribuisca in modo notevole a questo arretramento musicale. Per quanto riguarda gli spazi, il comune potrebbe mettere a disposizione alcune sale prove, dove i ragazzi suonerebbero senza grandi spese, e organizzare concerti e incontri musicali nelle stesse strutture. Se ci sono musicisti di qualità, spero che da soli sappiano trovare la giusta strada per poter esprimere al meglio le loro qualità e potenzialità.
Quando ti aspettiamo a Molfetta? Spero di poter suonare al più presto a Molfetta, magari nella prossima "Estate Molfettese", e precisamente nella villa comunale, dove una volta si incontravano tutti i giovani della città, dove tutti quelli della mia età hanno trascorso gran parte della loro infanzia, adolescenza e giovinezza.
Michele Bruno
scritto da joevaleriano
14:48 / p-link / interviste / commenti
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